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domenica 13 aprile 2008

FesTrieste

Se qualcuno di voi ha avuto modo di sfogliare Campus -impossibile non vederlo, c'erano copie ovunque in università - avrà notato l'articolo sul Fest, la Fiera dell'editoria scientifica.

Che cos'è il Fest?
E' la fiera dell'editoria scientifica, che dal 16 al 20 Aprile di quest anno trasformerà Trieste in un grande padiglione espositivo, all'interno del quale verrà presentato un fitto programma di eventi, incontri, convegni, mostre, rappresentazioni teatrali e cinematografiche dedicate a temi di dibattito e attualità scientifica, per comprendere il mondo in cui viviamo.

Tra i vari percorsi tematici proposti, quelli a mio parere più interessanti sono "La Radio" e "La Rete", se non altro per l'attinenza con il nostro corso.

Il programma è molto ricco di proposte, tra le quali mi sembra interessante segnalare:

mercoledì 16,

ore 16.30 • Molo IV - Sala conferenze • tavola rotonda
Scienza e comunicazione nei paesi in via di sviluppo

Donghong Cheng, Kok Khoo Phua, Luisa Massarani, Mario Mauro, Geoffrey Oldham, Katepalli R.
Sreenivasan. Introduce e coordina Michele Mezza.
L’India è il primo esportatore al mondo di servizi Information and Communication Technology (ICT); la Cina è il primo esportatore al mondo di prodotti ICT e il secondo di prodotti hi-tech; in termini assoluti, l’Asia è il continente che più investe in ricerca e sviluppo.
Stiamo velocemente passando da un mondo bipolare (Europa/Nord America) della ricerca e dell’alta tecnologia a un mondo multipolare, anche per la comunicazione della scienza.
Con quali conseguenze? E quali opportunità?
A cura di ICTP



giovedì 17,
ore 18.30 • Molo IV - Anfiteatro • Tavola rotonda
Le tribù mediatiche
Marco Camisani Calzolari, Franco Del Campo, Enrico Maria Mili􃶜, Beniamino Pagliaro.
Non esiste un “popolo di internet” con caratteristiche omogenee, come non esiste un mondo
giovanile appiattito sui valori che, spesso erroneamente, gli attribuisce l’opinione pubblica.
L’indagine realizzata dal Corecom FVG sul rapporto fra giovani e nuovi media permette di
individuare almeno quattro gruppi o “tribù” che differiscono per cultura, valori, aspirazioni
e rapporto con i media (in particolare con Internet).
Una riflessione a più voci sulle “tribù mediatiche” con gli esperti del settore.
A cura di Corecom FVG


Forse, data l'ubicazione dell'evento, non sarà tanto facile parteciparvi, ma mi sembrava che l'iniziativa meritasse di essere conosciuta.
-T-Monk-

venerdì 21 marzo 2008

Anni settanta. Il decennio lungo del secolo breve


interessantissimo percorso attraverso gli anni settanta, in mostra alla Triennale di Milano, fino al 30 marzo. Non è altro che un percorso labirintico che ti consente di farne esperienza diretta, dandoti infatti la possibilità di entrare in una puntuale riproduzione di un tipico bar degli anni settanta (fantastico!!!), o nella ricostruzione a grandezza naturale della cella in cui è stato rinchiuso Aldo Moro. Attraverso parole chiave come viaggio, conflitto, corteo, vengono ripercorsi gli anni settanta che si esprimono non solo nella letteratura e nel cinema ma anche nel design, nel fumetto, nel sistema mediatico, nella comunicazione e nello sport. Credo che questa mostra riesca ad esprimere al meglio la contraddizione e la complessità che caratterizzano questo periodo storico. E la cosa fantastica è che è in grado di incantare e emozionare anche chi, gli anni settanta non li ha vissuti.... Siete ancora in tempo a farci un giretto... Non vi deluderà...!


Claudia

martedì 11 marzo 2008

L'8 marzo ai tempi di Persepolis, un inno alla libertà per le donne



Mentre il cartone animato trionfa al cinema, alla Casa del Pane sono in mostra le tavole originali di una saga straordinaria



Marji (pronuncia «margi ») è una bambina intelligentissima e petulante. Se fosse nata negli Stati Uniti, potrebbe essere un tipo alla Lisa Simpson. Anche lei è un personaggio da fumetto, solo che è nata sulle rive del Mar Caspio e questo cambia parecchio le cose. Perché nascere donna — e mettici pure anticonformista — in un Paese come l'Iran contemporaneo è un gran pasticcio. Marjane Satrapi ha saputo trasformarlo in un'opportunità regalando al mondo un'autobiografia a fumetti che riesce a raccontare un'epoca drammatica senza mai rinunciare al tocco lieve dell'umorismo e della poesia. Da sette anni e mezzo Satrapi vive a Parigi. Nel frattempo il suo «Persepolis» ha venduto un milione di copie (300 mila solo in Francia) ed è diventato un magnifico film, (scritto a quattro mani con Vincent Paronnaud), vincitore a Cannes del Gran Premio della Giuria e da poco in sala.


Andare a vedere questo cartoon è davvero un bel modo per festeggiare l'otto marzo. Ma per i milanesi c'è anche qualcosa in più: una piccola mostra delle tavole originali di «Persepolis» allestita fino alla Casa del Pane di Porta Venezia nell'ambito della rassegna «Sguardi altrove». In due salette è condensata una scelta dei capitoli più significativi della saga che comincia con Marjane bambina sui banchi di scuola nel 1980: l'anno in cui in Iran divenne obbligatorio il foulard. Marji cresce convinta di essere un profeta, leggendo il «Materialismo dialettico» e procurandosi cassette di musica punk al mercato nero. Vede morire intorno a sé parenti e amici, scappa in Austria, torna indietro, riparte. Con l'Iran nel cuore e la libertà in testa.
IL VELO DI MAYA: MARJANE SATRAPI, Casa del Pane, piazza Oberdan, orario 10-18, ingresso libero, fino a domenica





Carlotta Niccolini





http://www.corriere.it/vivimilano/arte_e_cultura/articoli/2008/03_Marzo/07/persepolis_tavole_originali_mostra.shtml

Oltre al cartone animato, già citato dalla Fonio, vi segnalo la mostra che credo possa essere altrettanto interessante...

Claudia

Classico Manifesto



CLASSICO MANIFESTO Pubblicità e tradizione classica12 Febbraio - 24 Marzo 08Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedìLuogo: Triennale di Milano


Il Centro studi Architettura Civiltà e Tradizione del Classico (Università IUAV di Venezia) e la Fondazione Triennale di Milano, in collaborazione con Engramma, Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Fondazione Valore Italia, presentano “Classico Manifesto”. Si ringraziano ADCI – Art Directors Club Italia, AI – Associazione Illustratori, UPA – Utenti Pubblicità Associati.Classici per uso improprioIl David di Michelangelo in jeans; la Gioconda di Leonardo con il capello lisciato o frisée; un Antinoo di marmo baciato da una modella innamorata della statua antica: un classico, se è veramente tale, non teme la parafrasi e la rielaborazione, e neppure la dissacrazione e la falsificazione. Anzi: anche attraverso la reinvenzione o il gioco ironico dell’artista e del creativo pubblicitario, il classico resiste all’usura del tempo, dà prova della sua potenza estetica, rilancia l’energia del suo proprio, inimitabile, segno.La pubblicità usa il repertorio delle opere d’arte ‘classiche’ per conferire autorevolezza e appeal culturale ai suoi prodotti. Ma – questo il tema della mostra “Classico Manifesto” – si tratta di un rapporto vantaggioso nei due sensi: dall’uso improprio che ne fa la pubblicità anche i ‘classici’ traggono grande beneficio. La pubblicità cita il classico, e citando mette in movimento (questa l’etimologia di citare) miti, simboli, immagini che costituiscono il patrimonio culturale condiviso. Convocati come testimonial di eccezione, provocati a uscire dagli ingessati stereotipi della museificazione, i classici dell’arte antica, rinascimentale, moderna, trovano nella pubblicità un terreno eccezionale di rivalorizzazione e di nuova vitalità.L’esposizione in Triennale, nata dalle ricerche del Centro studi classicA dell’Università IUAV di Venezia, in collaborazione con l’Almed, Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è organizzata con il sostegno di Fondazione Valore Italia: attraverso vari esempi, tratti da pubblicità italiane storiche e contemporanee, si evidenzia la riemersione nelle immagini della grande comunicazione di massa di temi, figure, miti e simboli appartenenti al repertorio letterario e iconografico del ‘classico’.L’ars publicitaria è una particolare forma di espressione artistica in cui, sotto l’apparente facilità delle immagini, sono attivi complessi meccanismi di trasmissione e riemersione dei nuclei forti della memoria culturale. Il lavoro del creativo pubblicitario, sposandosi con l’autorialità classica, rimette in circolo saperi, oggetti e stili che riaffermano la loro presenza nella memoria collettiva. Nei meccanismi della produzione di immagini divulgative riemergono tutti gli elementi che caratterizzano il milieu culturale entro cui l’artista gioca il suo ruolo: la presenza di una committenza forte, economicamente potente ed esigente, un significato da comunicare e, non da ultimo, il confronto con un target-auditorium variegato, ma comunque sempre in possesso degli strumenti adatti per comprendere, a diversi livelli, il messaggio lanciato.In questo senso, proprio il patrimonio culturale classico, fatto di immagini e di parole ancora vitali, è una delle materie prime di cui l’artista pubblicitario si serve per la costruzione della necessaria, preventiva complicità con il suo pubblico. I modelli classici, tratti dal repertorio visivo e testuale antico, ma anche rinascimentale e contemporaneo, conoscono continuamente nuove epifanie nei cartelloni, nelle campagne a stampa, negli spot: citati come autorevoli testimonial della qualità di un prodotto, oppure evocati per allusione, a volte ancora travestiti, sotto mentite spoglie, alterati fino a essere quasi irriconoscibili.Nel progetto di “Classico Manifesto”, il riconoscimento di termini propri della tradizione classica nell’ambito della creazione di immagini pubblicitarie non è quindi mirato a uno studio retrospettivo, bensì prospettico: storici dell’arte, filologi classici, semiologi, studiosi della comunicazione, direttori creativi e storici della pubblicità hanno incrociato in questa mostra i loro sguardi, ritrovando nella produzione pubblicitaria un luogo di osservazione privilegiato: un punto di concentrazione, che è anche un punto di fuga per l’indagine dei nuovi mezzi di trasmissione culturale di massa.Quattro calchi di ‘classici’ – una Venere di Milo, un David, un Discobolo, e il prezioso calco del Laocoonte dell’Accademia di Brera (restaurato appositamente in occasione di questa esposizione) – sono messi a confronto con le loro versioni contemporanee e con le rielaborazioni pubblicitarie da altri modelli, antichi e moderni, riprodotti in forma di manifesti pubblicitari e di montaggi video.Nel catalogo della mostra i contributi di studiosi di diversa formazione concorrono a proporre una lettura inedita della relazione, reciprocamente vantaggiosa, tra Pubblicità e Tradizione classica.
Qualcuno di voi è è interessato ad andarci???
Claudia